Brevissima…
Preoccupazione crescente nel mondo industriale per l’annuncio di dazi al 10% da parte degli Stati Uniti, che, sommati alla svalutazione del dollaro, potrebbero tradursi in un aumento effettivo del 23,5% sui prezzi dei prodotti italiani.
Le stime indicano una possibile perdita di 20 miliardi di euro di export e fino a 118mila posti di lavoro entro il 2026, con impatti rilevanti non solo sui beni di lusso, ma anche su settori sensibili al prezzo come meccanica, trasporti e pelletteria.
Si sottolinea la necessità di evitare un’escalation commerciale, preferendo il dialogo a risposte ritorsive. Tra le leve negoziali da valorizzare, il peso degli acquisti italiani in ambito Difesa da fornitori statunitensi e l’eventuale sospensione dell’applicazione della global minimum tax alle imprese americane.
Particolare attenzione è rivolta ai mercati alternativi: la conclusione dell’accordo con i Paesi del Mercosur è considerata strategica, con un potenziale incremento dell’export stimato tra i 4,5 e i 7 miliardi di euro. L’accordo non dovrebbe essere ostacolato da interessi particolari, in quanto rappresenta un’opportunità di crescita e diversificazione.
Criticità vengono evidenziate anche nel settore automotive, già penalizzato da politiche interne europee, e nella competitività energetica, con il costo del gas ancora superiore rispetto alla media UE. Tra le proposte a breve termine figurano il disaccoppiamento del prezzo dell’energia, l’uso dell’idroelettrico e degli impianti a fine incentivazione; nel lungo periodo si rilancia il tema del nucleare.
Sul piano ambientale, si chiede che la transizione verde non diventi un pretesto per un carico fiscale aggiuntivo sulle imprese, attraverso strumenti come Ets e Cbam.
Infine, viene ribadita la strategicità di un grande impianto siderurgico nazionale per il sistema industriale e per gli approvvigionamenti in ambito Difesa, sollecitando autorizzazioni ambientali rapide per il ritorno alla piena operatività.
Fonte: https://www.confindustria.it
