Brevissima…
Si è tenuta a Belém, in Brasile, la trentesima Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), ossia il principale appuntamento annuale in cui quasi 200 Paesi si riuniscono per negoziare accordi e strategie globali sul clima. La COP30 di si è conclusa con risultati modesti e un forte senso di delusione.
Nonostante le aspettative iniziali, i Paesi non sono riusciti a concordare un piano per l’uscita dai combustibili fossili: le profonde divisioni tra una coalizione di oltre 80 Stati favorevoli a un impegno chiaro e il fronte guidato da Arabia Saudita, altri petrostati e Russia hanno relegato la transizione energetica a un impegno puramente volontario. Il testo finale, il Global mutirão, non menziona neppure i combustibili fossili, lasciando irrisolta la questione di come limitare il riscaldamento globale entro +1,5 °C.
Deludente anche il capitolo foreste: nella COP ospitata nel cuore dell’Amazzonia non è arrivata la prevista tabella di marcia per fermare la deforestazione entro il 2030, ma solo un accordo su base volontaria e l’annuncio di 6 miliardi di dollari a sostegno delle comunità impegnate nella tutela delle foreste tropicali.
Sul fronte dell’adattamento climatico, i Paesi hanno concordato di triplicare i fondi destinati alle nazioni più vulnerabili, che arriveranno a circa 120 miliardi di dollari l’anno nell’ambito della finanza climatica già stanziata. Le nuove risorse, però, scatteranno soltanto dal 2035, ben oltre le aspettative iniziali. Nel testo compare anche il riconoscimento del principio di “giusta transizione”, pur privo di finanziamenti dedicati e senza regole condivise sull’estrazione dei minerali necessari alle tecnologie pulite.
Infine, la maggior parte degli Stati non ha aggiornato i propri impegni nazionali di riduzione delle emissioni. La COP ha definito un programma per recuperare il ritardo, con un nuovo confronto previsto alla COP31 in Turchia, ma l’impressione generale è quella di un’occasione mancata per imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la crisi climatica.
In questo quadro, il ministro Gilberto Pichetto ha definito l’esito del negoziato un punto di equilibrio raggiunto dopo lunghe trattative tra 195 Paesi. Pur riconoscendo la necessità di una mediazione tra posizioni diverse, ha sottolineato che l’accordo mantiene il percorso avviato a Dubai sugli obiettivi climatici e quello stabilito a Baku per l’adattamento. In un contesto geopolitico complesso, ha giudicato l’intesa come l’unica soluzione praticabile e ha invitato a valutarla comunque positivamente.
Fonte: www.mase.gov.it e www.focus.it
